10.7.08

Affondamento per decreto


Non lavoro all'università e ho avuto con essa rapporti complicati e decisamente poco sereni. Ma sono profondamente conscio della sua importanza e del suo enorme valore civile e culturale, indipendentemente dagli innumerevoli difetti e vizi di gestione che sono emersi soprattutto in questi ultimi anni. L'Università non funziona come dovrebbe, l'esborso per l'iscrizione e i costi per la frequenza sono diventati decisamente gravosi, le possibilità di ingresso e di carriera sono limitate - spesso per motivi che non hanno nulla a che fare con la scarsità di risorse - e in generale in molti casi a essere premiati non sono le idee, l'iniziativa e l'impegno ma l'atteggiamento feudale e il conformismo.
Eppure è difficile non perdere il controllo nel constatare qual è l'atteggiamento del terzo governo Berlusconi nei confronti di un'istituzione che ha qualche secolo di vita e, sia pure senza dimenticarne i momenti più neri (qualcuno ricorda il numero di professori universitari che rifiutarono il giuramento al Regime Fascista?), vanta non pochi momenti di gloria culturale e scientifica.
Ho diversi amici e conoscenti che lavorano all'Università di Torino. Sono persone onestamente appassionate del proprio lavoro e conscie del suo valore. Difficile, di conseguenza, trovare qualcuno altrettanto ferocemente polemico con l'attuale gestione degli Atenei italiani e altrettanto disgustato per la cecità e la trascuratezza dimostrate dal potere politico di ogni colore nell'amministrare un bene di enorme importanza per il futuro del nostro paese.
Ma siccome al peggio non c'è mai fine, un paio di giorni fa ho ricevuto un'e-mail da uno di questi miei amici, subj.: D.L. 112/08.
Si tratta di un Decreto Legge emanato dal governo attualmente in carica. E rappresenta, nè più né meno, il de profundis per l'università pubblica italiana.
Non c'è molto altro da aggiungere, penso.
Riporto di seguito (il tutto è un po' lunghetto, mi dispiace, ma merita) sia la mozione approvata l'8/7/08 dal Consiglio della Facoltà di Scienze MMFFNN di Torino che una mozione presentata da Igor Pesando, professore associato presso il Corso di Laurea in Fisica. Si noterà che la mozione della facoltà riprende in gran parte le osservazioni di Pesando, pur senza riprenderne gli spunti polemici.
Buona lettura e buona digestione.







Il Consiglio della Facoltà di Scienze MMFFNN dell’Università di Torino,
riunito il 8 luglio 2008,
esprime
la propria profonda contrarietà
alle disposizioni riguardanti l’Università italiana
contenute nel
D.L. 112/08.

Il Consiglio di Facoltà ritiene che queste misure, qui sotto dettagliate,
mentre sono presentate
come volte ad un recupero di efficienza,
in realtà danneggino irreparabilmente l’Università nel suo
complesso,
compresi i suoi numerosi punti di eccellenza, riconosciuti
a livello internazionale
  • Il taglio, nel prossimo triennio, di 500 milioni di euro dal fondo di finanziamento ordinario corrisponde ad ¼ dei fondi effettivamente disponibili dopo il pagamento degli stipendi. Un taglio di tali proporzioni, su un fondo già largamente insufficiente, renderà impossibile il normale funzionamento della ricerca e della didattica universitaria. Si noti come tale taglio si sommi al taglio del 40% effettuato contestualmente sui Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale.
  • Il passaggio degli scatti stipendiali di anzianità dei docenti da biennali a triennali ne riduce ulteriormente gli stipendi (già di gran lunga i più bassi tra i paesi progrediti), penalizzando in particolar modo i più giovani e i più rapidi a fare carriera: oltre a demoralizzare l’attuale corpo docente, accentuerà ulteriormente il fenomeno della “fuga dei cervelli”.
  • La limitazione del turnover al 20% dei pensionamenti azzera le possibilità di rinnovamento del corpo docente in una fase storica cruciale; azzera le legittime speranze di carriera dei giovani ricercatori da poco entrati nel sistema universitario; azzera le speranze di un’intera generazione di precari della ricerca, vanificando gran parte del fondamentale lavoro da essi svolto. Inoltre, associato all’entrata in vigore del D.M. 270/04, il turnover ridotto comporterà da un lato l’incremento delle ore dedicate dai docenti alla didattica, con un progressivo soffocamento dell’attività di ricerca, e dall’altro una pesante riduzione dell’offerta formativa
  • La possibilità data agli atenei di trasformarsi in fondazioni (con un semplice voto del senato accademico) e il conseguente trasferimento a titolo gratuito dell’intero patrimonio degli atenei pubblici in mani private introduce per decreto la privatizzazione dell’università. Ciò avrà gravi ripercussioni sul trattamento economico e giuridico del personale (a cominciare dai tecnici-amministrativi) e sulle scelte di indirizzo in materia di didattica e ricerca. Tutto questo porterà, poi inevitabilmente, a un aumento delle tasse universitarie (le fondazioni private non devono rispettare il tetto del 20% sul Fondo di Finanziamento Ordinario dell’Università).

Queste misure attaccano radicalmente ed in modo del tutto immotivato il sistema universitario italiano, che pure svolge in media, ricerca di alto livello internazionale e mostra una capacità didattica superiore alle risorse ad essa stanziate. Il personale universitario merita una remunerazione dignitosa, con la possibilità di avanzamenti di carriera tramite un’adeguata valutazione del proprio lavoro e con tempi certi. Un intervento finalizzato a migliorare l’attuale sistema universitario è improrogabile, ma deve necessariamente scaturire da un confronto del governo con tutte le realtà all’interno dell’università.

Al fine di contrastare la conversione in legge del DL 112/08, il Consiglio di Facoltà ritiene urgente e fondamentale avviare un dibattito negli organi collegiali dell’Università, compresi gli studenti, per valutare le forme di protesta più opportune che potranno esser estese a tutto il personale. Tra queste occorrerà considerare il rifiuto di svolgere carichi didattici superiori alle richieste di legge, il blocco degli esami, delle sessioni di laurea e delle lezioni.

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A fronte della lodevole dichiarazione di intenti da parte del Governo
di condurre una lotta agli sprechi della Pubblica Amministrazione
liberando in questa maniera importanti risorse per lo sviluppo del
Paese, segnaliamo la totale incongruenza ed inadeguatezza dei
provvedimenti finanziari presi nei confronti dell'Università, e non
solo di essa...

Tali provvedimenti si configurano come punitivi in quanto non si
conformano alla "best practice" di gestione manageriale, che
richiederebbe l'individuazione delle inefficienze e la loro
eliminazione, ma colpiscono indistintamente.
Nel dettaglio alcune dellle azioni intraprese che non sembrano
assolutamente premiare il merito:
1) il PRIN 2007 non e' stato ancora erogato e la cifra che sarà
erogata sarà probabilmente di circa di 90M Euro per tutta
l'Università italiana mentre nel 2005 i fondi assegnati erano circa
131M Euro e nel 2003 137M Euro. Le ricerche che risultano assegnatarie
del precedente fondo sono quelle che hanno superato una selezione con
referee internazionali e nazionali. Il taglio rappresenta una
contrazione del 45% ed una riduzione di circa 40M Euro. I 40M Euro di
taglio per tutta la ricerca non finalizzata di tutta l'Università
italiana possono e devono esser paragonati ai 1.500.000 Euro assegnati
(usati 500.000) per il capitolo R11501 "SPESE RAPPRESENTANZA DEL
PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO" come dal consuntivo della Legge
finanziaria 2007 della regione Lazio;
2) il taglio durante prossimo triennio di 500M euro dal fondo di
finanziamento ordinario (pari a circa il 25% dei fondi non usati in
stipendi che sono il 10% dei 6300M Euro all'anno del FFO) renderà
impossibile il normale funzionamento della ricerca e della didattica
universitaria. Il finanziamento è già ora scarso infatti da
eurostat si nota come la spesa per "higher education" è in Italia
pari a circa lo 0.33% del PIL a fronte del 0.42% dell'EU15. È
altresì chiaro come non tutte le università siano dello stesso
livello quindi tagliare indistintamente porta una riduzione
generalizzata dell'efficienza del sistema. Di fronte a questo taglio
di 500M Euro al sistema Università vengono sprecati almeno 350M per
l'Alitalia (1).
3) la limitazione del turnover al 20% delle unita' del personale fino
al 2011 azzera le speranze di un’intera generazione di precari della ricerca,
vanificando gran parte del fondamentale lavoro da essi svolto.
Se risparmi devono esserci, venga graduato il turnover tenendo in
considerazione i risultati della valutazione del civr che ha
evidenziato chiaramente diversità di qualità fra diverse aree di
diverse Università.
L'Università subisce il taglio 80% del turnover (le forze di Polizia
del 90%) pero' 2.100.000 euro vengono assegnati al capitolo di spesa
7.1.0.1.169.3911 "CONTRIBUTO PER L'INDENNITA' DI FINE MANDATO E GLI
ASSEGNI VITALIZI AI CONSIGLIERI REGIONALI" come dal
Rendiconto 2006 della Regione Lombardia;
4) il passaggio tout-court degli scatti stipendiali di anzianità dei
docenti da biennali a triennali riduce gli stipendi
in modo indifferenziato a chi lavora seriamente e chi meno. Inoltre
penalizza in particolar modo i più giovani e i più rapidi a fare
carriera, non incentiva sicuramente l’attuale corpo docente a fare
meglio e di più ed accentuerà ulteriormente il fenomeno della «fuga
dei cervelli»;
5) la possibilità data agli atenei di trasformarsi in fondazioni (con
un semplice voto del senato accademico) e il conseguente trasferimento
a titolo gratuito dell'intero patrimonio pubblico degli atenei
pubblici in mani private introduce per decreto la privatizzazione
dell'Università. Ciò avrà gravi ripercussioni sul trattamento
economico e giuridico del personale (a cominciare dai
tecnici-amministrativi) e sulle scelte di indirizzo in materia di
didattica e ricerca. Tutto questo porterà, poi inevitabilmente, a un
aumento delle tasse universitarie (le fondazioni private non devono
rispettare il tetto del 20% sul FFO).

NOTE

1) L'Alitalia sarà probabilmente portata ad un fallimento pilotato
con la separazione di una parte sana ma con una nano rete ed una
compagnia malata con quasi tutti i debiti. In questo caso
il recovery rate dei 500M di prestito ponte sara' soltanto il 30% (Moody's
Investor's Service) poiché il debito e' di grado junk
siccome la probabilita' di fallimento deducibile dalle obbligazioni
convertibili (sospese in borsa a giugno) con scadenza luglio 2010e' pari circa a 86%.


N.B.: la discussione continua in un apposito forum sul sito della rivista LN-LibriNuovi.

1 commento:

Davide Mana ha detto...

Mio fratello ha appena avuto un'idea malata che poi così malata forse non è - considerando il costo delle tasse universitarie e la facilità con la quale l'Università pubblica potrà diventare "fondazione", ed essere perciò acquistata da privati...
Perché non se la comprano gli studenti?
Non dico l'UniTo o la Bocconi, ma magari qualche piccolo ateneo... l'Università del Piemonte Orientale dovrebbe essere abbastanza a buon mercato...
Meglio ancora, perché non se la comprano studenti, ricercatori e docenti?

Sono quarant'anni che ce la menano col '68 - facciamo un po' di vera autogestione.