30.4.15

Solo un rapido avviso...


Da oggi, giovedì 30 aprile, sarò in montagna, a camminare tra i boschi - sperando in un tempo almeno clemente.
Conseguentemente non scriverò nulla qui e non pubblicherò sul sito di LN-LibriNuovi. 
Sopravviverete? 
«Beh, penso di sì»
Vabbè. Comunque nel caso che avvertiste sintomi di carenza o di astinenza vi consiglio di non perdervi un piccolo evento culturare che  si terrà il 2 maggio presso il Circolo dei Lettori. Trattasi della presentazione di 

 
sabato 2 maggio ore 18
presentazione del libro «Ritratto di famiglia con bambina grassa» di e con Margherita Giacobino edito da Mondadori
con Consolata Lanza, scrittrice

A partire dalla fine dell’Ottocento, quando la capostipite nasce nella povertà di un borgo di montagna piemontese, fino agli anni Sessanta, il romanzo ripercorre la storia di famiglia dell’autrice, fra emigrazione e guerra, amore, morte e sopravvivenza.


Onestamente penso proprio ne valga la pena...
Alla prossima. 



 
 

29.4.15

Che dire?


Arriva un momento nel quale ci si chiede a che cosa serve davvero scrivere le proprie sensazioni in un blog, momenti nei quali ci si sente stanchi, quietamente disperati, vinti. Con questo blog ho seguito più o meno puntualmente le vicende dell'Italia dal 2004 in poi, criticando i governi di Prodi, detestando profondamente e dichiaratamente i governi Berlusconi, diffidando di Monti e Letta e infine malsopportando Renzi e il suo tentativo - finora coronato da successo - di imprimere una svolta in senso pienamente liberale (leggi thatcheriano) al nostro paese, affossando definitivamente ciò che resta dell'antico PCI. 
La manovra di Renzi è giunta al suo acme. L'inutile fiducia imposta al parlamento rappresenta perfettamente lo stile del nostro boy-scout ben deciso a comandare la sua pattuglia senza interferenze. Con una sola mossa ha reso ridicolo ciò che resta della sinistra interna al PD, obbligandoli a decidere, "o con me o contro di me", interrompendo tutti i giochini, le smorfiette, i "ci sto ma non così", le resistenze, i dubbi, le ritrosie. La malnata sinistra PD - che, detto di passata, ha fatto ben poco per mettere in discussione il job's act[*] - si trova a questo punto nella situazione di chi ha lasciato che si verniciasse il pavimento partendo dalla porta. Può lanciare alti lai e gettarsi dalla finestra oppure decidersi a camminare sul pavimento appena verniciato, ovvero dover fare i conti con il risultato della propria colossale insipienza e il desiderio, a questo punto frustrato anche se mai espresso ad alta voce, di opporsi ma continuando a contare, far politica e rimanere candidati possibili di un partito rapidamente mutato.
Non posso negare una certa ammirazione per Renzi, capace di giocarsi come burattini i "vecchi" del PD, i giornalisti di Repubblica - sempre incerti, un po' malmostosi ma sottilmente eccitati di aver a che fare con un vero politico - e obbligare a un silenzio stordito tutto l'insieme dell'opinione pubblica progressista che urlava come vestali invase dai maschiacci quando Berlusconi ne combinava una, ma che sembra caduta in piena catatonia mentre Renzi getta le basi per il suo lungo governo personale. 
La sorte dei sinistri del PD a questo punto credo sia segnata. Possono provare a rilanciare l'ulivo o altri alberi a scelta ma tem0 che la storia se li sia divorati, più o meno come il vecchio Berlusconi e i suoi servi. D'altro canto è sufficiente ripensare alle primarie in Liguria e in Campania per comprendere che i topi di Berlusconi sono già a bordo e che del nostro, caro, vecchio PD rimane soltanto il tendone, pieno di gente della quale si farebbe volentieri a meno.
Bravo Renzi, resta da dire, finalmente un avversario con il coraggio di esserlo, ovvero... no, calma, mai vorrei dovermi scusare, come da disegno di legge in discussione al parlamento, per aver insultato il nostro premier, il Ronnaldriggan de noantri, quindi non dirò ciò che ne penso, limitandomi a notare che il nostro ex-boy-scout è stato semplicemente magistrale per metterci tutti nel sacco. Intanto non perdetelo di vista: il meglio deve ancora venire... 




[*] Il job's act è sostanzialmente un modo per rimandare al futuro i costi previdenziali del personale mentre si abbassa il costo della manodopera a favore dei utili dell'impresa. Una manovra perfettamente thatcheriana che, a quanto pare, la sinistra PD non ha compreso. Ma quante cose non capiscono, questi qua...

27.4.15

Non siamo qui per vendere...


In attesa di giudizi, valutazioni, osservazioni e correzioni da parte dei miei tre insindacabili lettori (+ 1 amico scelto per pura simpatia) sull'ultimo romanzo scritto - titolo «Settembre» - mi sono guardato intorno, ho ripescato alcuni vecchi racconti dalle latebre del pc e delle unità esterne [*], ho cominciato a rileggere «Alba Grigia» (titolo provvisorio), il romanzo giunto a 450.000 caratteri e non ancora terminato, ho considerato la possibilità di ribattere il mio secondo romanzo - qui potete trovare la spiegazione -, giungendo, per il momento, alla conclusione di rimandarlo, ho buttato giù qualche idea per il racconto per il prossimo ALIA (qualcuno se ne ricorda ancora?) e letto alcuni capitoli di un romanzo inviatomi da un amico del quale credo parlerò qui.
Tra le cose ripassatemi per le mani c'è stato anche un racconto lungo - circa 75.000 caratteri - uscito nel 2008 in ALIA Autori Italiani: «Leggere al buio» che ho deciso di ripubblicare in formato elettronico.


Sono particolarmente affezionato a «Leggere al buio», non per le sue qualità intrinseche, che per ovvi motivi non posso giudicare, ma per la sua origine e per il suo svolgimento. 
Faccio un passo indietro. Qualche anno fa lessi un romanzo di Iain M. Banks dal titolo «Inversioni», uno strano genere di sf che si presentava nei panni di un classico Fantasy di ambientazione medievale (qui la recensione) virando, dopo la metà, in un romanzo di SF del ciclo della Cultura, lasciando i lettori stupefatti e, almeno in un caso, felici come pasque. Chiarisco: non ho nulla contro il fantasy "classico" - anche se il suo medioevo ha spesso qualcosa che suona fasullo o che naufraga miseramente nel ridicolo - ma sono molto più interessato all'incessante mutare della realtà, a una storiografia romanzesca che inserisca anche quel supposto "medioevo" in una vicenda molto più ampia. Il medioevo reale a suo tempo sfociò nella Riforma e nel Rinascimento, cose che ne mutarono profondamente la natura, eliminando le armature, i cavalieri, le dame e le malattie inserendo il prestito a usura, la stampa e l'opinione pubblica. 
Personalmente avevo sempre nutrito il desiderio di "scherzare col lettore", presentandogli un romanzo di genere fantasy che si frantuma assumendo panni diversi, di un giallo - ad esempio -, permettendomi singolari anacronismi o inopinati accostamenti e la lettura di Banks mi notificò la possibilità di farlo. Da qui, anni dopo, nacque «Leggere al buio».
Ne ho fatto un e-book - decente nella forma anche se temo discutibile per la copertina - che ho messo in vendita su Amazon.it, a 2,99 €, ma che è anche disponibile alla lettura gratuita con il kindle unlimited
Chi non avesse mai letto la versione cartacea su ALIA può scaricarlo da 


e acquistarlo o comunque leggerlo.
Non è male, credo, soprattutto se non vi dispiace ridere del Medio Evo romanzesco...

    

[*] Capita di dare un titolo provvisorio a un racconto e poi dimenticarsi bellamente anche solo di averlo scritto. O, reciprocamente, ricordare vagamente un racconto non terminato ma non riuscire a ritrovarlo nel caos dei file e delle cartelle contenuti nelle unità esterne. Il problema fondamentale è che si ha una certa idea del racconto o del suo nome mentre lo si scrive ma, passato qualche mese, il nome all'epoca scelto per salvarlo risulta assolutamente anodino e insignificante. Lo so, dovrei dare un titolo più lungo, inserire una brevissima spiegazione al file, scegliere sempre la stessa cartella e fare altre millanta cose serie e ragionevoli ma non ho la testa per questo genere di cose. E mia moglie - consolazione lieve ma reale - non è meglio di me. 

24.4.15

Un flash mob di profie

Come preannunciato da un intervento su FB, ieri si è svolto il flash mob contro "La Buona Scuola" in 47 città italiane. Detto per inciso, su "La Repubblica" cartacea e on line di oggi non c'è traccia della notizia. Vabbé, si vede che in fondo non era importante. O che Renzi è comunque il meglio che abbiamo e quindi non rompete.
Personalmente ho seguito mia moglie da bravo first husband, travestito - ovvero vestito integralmente di nero - con tre lumini rigorosamente cimiteriali, a commemorare per cinque minuti la scuola, presto sostituita dalla "Buona Scuola" sfornata dal forno Renziano.

Uno dei quattro lati di Piazza Castello, dove si sono schierati i prof

Personalmente mi sono informato sulla proposta di Buona Scuola attraverso mia moglie, che è riuscita a saperne qualcosa soltanto attraverso l'assemblea sindacale, più o meno una quindicina di giorni fa, il tutto per una legge che dovrebbe essere approvata nel corso del mese di maggio.
«Gulp!»
Già, alla faccia della partecipazione dei lavoratori. 
Non entrerò nel merito della legge: esistono parecchi documenti di sindacati che spiegano la rava e la fava della legge e ne approfondiscono gli aspetti - positivi e negativi - e anche quelli semplicemente idioti. Personalmente ho trovato involontariamente comica l'idea di dare "tutto il potere ai presidi" in una situazione nella quale, in mancanza di concorsi per poterlo diventare, i presidi esistenti si trovano a dirigere due, tre o anche quattro scuole a testa. La preside di mia moglie, per dire, dirige due scuole medie, due elementari, un asilo e non più che cos'altro. Anche solo riuscire a parlarle risulta quantomeno difficile. Questo con una legge che prevede di abolire le indennità e gli esoneri, eliminando la figura del vicepreside, ovvero l'unico soggetto in qualche modo abilitato a rispondere in luogo del preside fantasma. 

Stessa piazza, lato di fronte al precedente
Senza contare le 100.000 assunzioni a fronte di un precariato che conta un numero intorno ai 250.000 insegnanti a spasso - tra i quali i vincitori dell'ultimo concorso, destinato al dimenticatoio -, al mancato turnover del personale ATA ecc. ecc. 
Ma ho promesso di non entrare nel merito della legge: «Ofelé fa el to mesté», si dice. Il flash mob qui a Torino non è stato male, in ogni caso. Qualche centinaio di insegnanti, i larghissima maggioranza donne per lo più giovani, ognuna armata del lumino d'ordinanza, niente o quasi polizia, qualche turista stupito che si guardava intorno sorridendo e fotografando anche gli insegnanti.

C'era chi non aveva un lumino e si arrangiava come poteva

E chi invece aveva portato il necessario. Come a scuola, non a caso
  
Cinque minuti di silenzio, sollevando i lumini e poi tutti a casa, a meditare sulle impavide gesta del nostro Grande Renzi, intenzionato a legiferare senza sentire nessuno e senza nemmeno avere un quadro preciso della situazione. 
Ma che importa? Ciò che conta è il fare, non il pensare, l'organizzare, il riflettere, il distinguere. Le scuole sono senza fondi? Gli insegnanti lavorano il triplo di dieci anni fa, pagati la metà? Ecchisenefrega, l'importante è twittare qualcosa di spiritoso, farsi vedere sicuri, certi di qualcosa. 
Quasi qualunque cosa.

 

20.4.15

Noi diciamola, intanto...


Ieri sono morte un numero oscillante tra i 700 e le 950 persone su un barcone troppo carico, a un centinaio di chilometri dalla Libia. Secondo alcune testimonianze sul barcone si trovavano duecento donne e un numero elevato di bambini, in gran parte sistemati sotto coperta, ovvero dove era impossibile salvarsi. Dove il natante è affondato il mare è profondo, intorno ai 400 metri, il che rende sostanzialmente impossibile il recupero dei corpi, sia per i costi dell'operazione che per le sue intrinseche difficoltà.
Da dove venivano coloro che cercavano di raggiungere l'Europa?  Da che cosa fuggivano?  Non si sa. Nessuno vuole parlarne, limitandosi a parlare di "migranti", senza spiegare se fuggivano dalla fame o da una delle tante guerre in Africa. Erano Nigeriani, Nigerini, Senegalesi, Mauritani, Siriani, Eritrei, Etiopi, Camerunensi, Bengalesi, Iraqeni? 
Avevano un nome, una storia, una vita da raccontare?  
Saviano, in un articolo uscito oggi su «La Repubblica», ne parla così:

Ripeti una notizia tutti i giorni, con le stesse parole, gli stessi toni, anche accorati e dolenti, e avrai ottenuto lo scopo di non farla ascoltare più. Quella storia non avrà attenzione, sembrerà sempre la stessa. Sarà sempre la stessa. "Morti sui barconi". Qualcosa che conta per gli addetti ai lavori, storia per le associazioni, disperazione invisibile.

Qualcuno ha scritto che «settecento sono pochi», che altre migliaia dovranno morire per difendere la nostra Italia dall'«invasione». 
Salvini - devo ammettere un certo fastidio a citarne il nome su questo blog - sostiene che dovremmo usare le nostre navi per fermarli, creare un blocco navale davanti alla Libia per bloccarli, evidentemente di navi militari pronte a sparare. Che dovremmo "inchiodare sul bagnasciuga" i migranti, mitragliarli, bombardarli - come suggerisce la disonorevole Santanché - mandare gli aerei sui porti libici per affondare i barconi, i gommoni, le barchette e i sandolini. 
Onestamente:  ma questi miserabili arruffapopolo hanno un'idea sia pur vaga di CHE COSA STANNO PARLANDO? 
Lasciamo pure perdere i cretini che sproloquiano su Facebook e Twitter, che ci ricordano che una quota di stupidità esibizionistica è tipica delle scimmie ominidi, ma parliamo per un secondo di Salvini e della Santanché [*]. 
Un blocco navale.
Si tratterebbe di pattugliare qualche migliaia di chilometri quadrati di mare - affollato di pescherecci e di traffico civile - e per farlo si dovrebbe utilizzare in pratica gran parte della marina da guerra. Costi alle stelle per un'operazione di infimo valore. Se la «Garibaldi» avvista un gommone di disperati che non sanno nemmeno come governare il proprio natante, che cosa fa? Tre avvisi poi si apre il fuoco? Su uomini, donne e bambini? 
Il bombardamento aereo è un'idiozia di pari valore. 
Si bombardano i porti libici? Magari anche quelli egiziani dai quali, tanto per dire, è partito il barcone affondato ieri?
Senza contare che, non disponendo l'aviazione italiana di bombardieri si dovrebbero utilizzare cacciabombardieri Tornado - piuttosto vetusti - o (sempre che l'Italia li paghi, cosa tutta da dimostrare) i nuovi F 35 dei quali, in corso di operazione, non si è troppo sicuri. 
Di nuovo, costi alle stelle e la sicurezza di incidenti internazionali. Oltre che grossi rischi per i piloti. 
Insomma, sia Salvini che la Santanché parlano senza sapere né capire alcunché, cosa che è abbastanza ovvia per chi ha un minimo di buon senso. Ma l'uno e l'altro sanno benissimo che nessuno li prenderà sul serio. E che potranno continuare a fare discorsi incendiari senza dover pagare pegno.  Il grosso, grossissimo problema è che esistono individui, probabilmente gli ominidi  a q.i  32 di cui sopra, che accolgono le loro parole come vangelo rivelato e che sono pronti a votarli e rivotarli. Che dire? Probabilmente che sarebbe bello seppellirli sotto una montagna di risata e lasciarli predicare al deserto. 
Quanto al problema in sé si tratta di un problema continentale del quale è necessario si occupi la UE, che, a suo volta, dovrebbe smetterla di perdere tempo a fare gli affari dei banchieri e cercare di costruire un'iniziativa forte.
Ci riuscirà?
Non credo, ma manteniamo l'ottimismo della volontà.    

[*] ...Dice, ma perchè perdi tempo dietro le idiozie di un mediocre furbastro e di un'oca da combattimento? Beh, mi sembra utile un minimo di valutazione militare delle loro scemenze. Non ho fatto Scienze Strategiche all'università ma qualcosina lo capisco anch'io. 

17.4.15

Un piccolo viaggio nel passato


Qualche giorno fa ho acquistato uno scanner. Un Epson V370 Photo, comprato a un prezzo più basso di un 20% perché l'unico scanner in tutto Mediaworld del Lingotto e quindi esposto. 
No, non ho comprato lo scanner per recuperare foto di famiglia ma semplicemente perché sto cercando un sistema per recuperare il testo del mio secondo romanzo.  Interamente dattiloscritto. E parzialmente ribattutto con un programma del Paleolitico e una stampante del Cretaceo. Ahimé.
Secondo romanzo perché del primo, scritto troppi anni fa, è meglio non parlare mentre il secondo è il punto più o meno terminale della lunga storia della Corrente. E a questo punto non sarebbe male recuperarlo.
Ho provato lo scanner, pagato 2,07 € / mese ad Adobe per trasformare i file in .pdf creati dallo scanner in file .rtf, inserito la prima pagina e...


Questo è il risultato utilizzando lo scanner come immagine. 
Ma nel caso del passaggio da file .pdf e file .rtf...

 
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f1pa · Jardct 11 pi ane del l a casstt1 er a pesta

:L..: , :i.n'f .i. l l t t• e not. 0i l =' ,:i -=. =:.;:::· n .... .=: della. ·::,pa.z - zola, orobab1 l.nente qettata a trra da Puk i un i ·:= t r,t e r 1m L.

-. :i . f::estl ttCc i a . - ì'loi-rnca-.=1. FD i " con una ·::ot- tc,


Il risultato è, come dire, piuttosto discutibile. 
O, per meglio dire, sostanzialmente inutilizzabile. 
Certo, il testo non è tutto così, ci sono parti stampate meglio, un pochino più leggibili, ma non troppo. 
D'altro canto non mi sembrava particolarmente importante avere una stampa di alta qualità, all'epoca. E comunque non avevo soldi da spendere per un nastro nuovo, né per la stampante né per la macchina da scrivere.   
Faccio una prova con un mio racconto pubblicato in Fata Morgana 12, misteriosamente scomparso nel corso dello sgombero della libreria e disponibile unicamente in forma stampata. 


strada, vuota e spaccata da profonde incrinature. La riga gialla che la separa esattamente a metà è quasi completamente svanita. Una delle tante tracce del mondo prima del Passaggio delle quali non resterà nulla. Lui è nato dopo, non ha mai visto automobili in movimento o qualcosa di


Andiamo incomparabilmente meglio, non c'è dubbio. 
Sicché, a quanto pare, riuscirò a recuperare tutto il testo del racconto mentre, per quanto riguarda il romanzo, dovrò soffrire e non poco. 
«Puoi sempre ribatterlo».
Vero, verissimo, solo che le sue dimensioni mi sgomentano.  Più o meno settecento-settecentocinquanta per un totale (stimato) di 2.100.000 caratteri.
Ommioddio...
In parte potrò utilizzare lo scanner, ovviamente, ma in buona parte di mi toccherà ribatterlo. 
Il che significa, conoscendomi, che ci metterò il quadruplo del tempo, dal momento che non posso pretendere di apprezzare senza riserve lo stile di me stesso di più o meno trent'anni fa.
Sarà un viaggio nel passato, comunque. 
Un piccolo viaggio nel passato.   



 

14.4.15

Morte di un antagonista


Ieri è morto, all'età di 87 anni Günther Grass, grande autore tedesco. Personalmente ho avuto un rapporto molto ondivago con Grass, adorandolo per l'Oskar Matzerath de il Tamburo di latta e sopportandolo appena ne Il Rombo. Ma si trattava comunque di uno scrittore con la "S" maiuscola, oltre che un testimone vivo e combattivo dei nostri tempi. Opinabile, opinabilissimo ma sempre stimolante, vivace, vero Bastian Contrario in un mondo che sembra esprimersi con un sola parola: il denaro. 

Per ricordarlo riporto qui un brano da Il Tamburo di latta [die Blechtrommel], pubblicato nel 1959 e tradotto in Italia da Lia Secci per Feltrinelli: 

[...] E nemmeno quando finalmente concedetti al mio tamburo il ben meritato riposo, i giovani tamburi ne vollero sapere di farla finita. Ci volle del tempo prima che il mio influsso musicale cessasse di agire. 
Resta ancora da dire che Oskar non potè lasciare subito il suo cantuccio nella tribuna poiché per oltre un'ora i delegati delle SA e delle SS fecero rimbombare il tavolato con i loro stivaloni, si fecero degli strappi nelle divise nere e brune, sembrarono cercare qualcosa, magari un socialista o un commando di provocatori comunisti. Ma, senza voler enumerare le finte e gli stratagemmi di Oskar, questo constatiamo brevemente: non trovarono Oskar poiché non erano all'altezza di Oskar. 

Addio Günther Grass. Ci mancherai non poco. 



 

13.4.15

Après l'amour, ovvero dopo aver scritto < F I N E >


Cosa resta da fare una volta terminato un romanzo? 
Lo so, lo so, c'è tutto il lavoro che rimane, non meno complesso e molto più pesante di riordino del testo per renderlo potenzialmente leggibile. E poi semplici banalità come stendere un'introduzione, scrivere i ringraziamenti, verificare l'impaginazione e successivamente la trasformazione in un file .epub e .mobi. Tutti lavori molto meno gradevoli e soprattutto molto meno creativi.
In apparenza, lo so. 
In realtà è proprio rivoltando le pietre di ciò che si è scritto che talvolta appaiono dei piccoli tesori, la possibilità di regalare al lettore - e a se stessi - cammeo di personaggi imprevisti o ricordi che emergono rendendo un personaggio, una vicenda, un istante abbastanza vividi da sembrare reali.
Uno dei problemi della sf come genere è la necessità - relativa quanto si vuole ma comunque reale - di mantenere un buon passo, senza lasciare che la vicenda si blocchi per pagine e pagine nella descrizione di qualcosa o - peggio che mai - nel raccontare un'emozione o un ricordo. È il peccato originale della sf e insieme la conseguenza delle sue umili origini, nata come pagina di narrativa aggiunta in calce a riviste di elettrotecnica o di radiocomunicazione negli anni '20 dello scorso secolo, quindi con storie brevi, veloci e tecniche a sufficienza da incontrare l'interesse di elettricisti e radioamatori. La sf è molto cambiata, da allora, ma la necessità di "non farla troppo lunga" è rimasta profondamente inscritta nel suo DNA. E, ovviamente di chi la legge. E la scrive.[*]
Sicché devo lavorare rimanendo all'interno di un alveo di regole non scritte ma cercando ugualmente di narrare un personaggio, una situazione, un ricordo, facendo uso di poche parole, capaci di essere profondamente evocative.
«Hai detto niente».
Già. E rivedere il testo significa rendere il brodo più appetitoso senza allungarlo.
Vabbé, in qualche modo farò. 
Adesso, per chi avesse voglia di leggerlo, un frammento della prefazione al testo che sto scrivendo in parallelo a queste note:






«Settembre» è nato da un moto dell'animo e da una ispirazione che, in questo caso, confina con un'intenzione.
Il moto è nato leggendo, ascoltando e vedendo i semplici combattenti e le donne di Kobane, che per mesi hanno resistito all'attacco delle truppe del Califfato giungendo infine a scacciarli.
L'intenzione è quella di mostrare, scrivendo, che l'IS, ovvero il Califfato Islamico - ma anche Boko Haram e Al Shabaab - sono un pericolo per l'umanità non troppo diverso, nonostante la distanza nel tempo e nell'ideologia, dal nazionalsocialismo, e che questo genere di entità devono essere combattute con tutte le armi possibili, escludendo, quando è possibile, le armi da fuoco.

È la prima volta che scrivo un testo guidato da un'intenzione, una categoria di pensiero che più volte mi sono trovato a criticare in veste di recensore. Ma non ho cambiato idea, nonostante tutto, e continuo a pensare che i romanzi a tesi possano risultare ricattatorî verso i lettori. 
Bisogna vivere a lungo per riuscire a smentirsi.  
Chi non vuole sentirsi ricattato, in ogni caso, non legga questo romanzo.


[*] Qualche giorno fa, nel corso della discussione con un amico, è emersa una tendenza a suo parere più o meno inevitabile della sf a creare volumi sempre più vasti e numerosi anche a partire da piccoli spunti. Ma in questo caso non credo c'entri la sf come genere ma la tendenza evidente da parte di editori, produttori e manager a sfruttare finché è possibile la gallina dalla uova d'oro. E quindi a prolungare oltre i limiti della decenza anche storie già molto spremute.